Morricone e Bonaviri hanno composto un’opera dedicata alla nostra terra

Omaggio alla Ciociaria

Il poemetto «I mille rigagnoli», poi ribattezzato «Ode» verrà proposto all’inaugurazione del nuovo Conservatorio

Ennio Morricone e Giuseppe Bonaviri. Due grandi uomini, uno compositore (tantissimi i premi vinti in una lunghissima carriera) ed accademico di Santa Cecilia, l’altro scrittore, da anni residente a Frosinone, che, tra l’altro, nell’85 è stato candidato al Premio Nobel per la Letteratura si sono uniti per celebrare la Ciociaria.

«Terra ciociara dai mille rigagnoli
dal pane buono come seni di donna
il viandante ammàlii come tela di ragno
che in un volute su se stessa ritorna.
Sotto canneti, querce e castagni
il ciclamino il capo reclina sull’orma
di chi lo sogguarda, e in vergogna
ancor più si arrossa chiuso nell’ombra»…

Questo è l’inizio del breve poema «I mille rigagnoli» scritto da Bonaviri, che Ennio Morricone ha da poco terminato di musicare ribattezzandolo «Ode». L’opera verrà presentata, si spera nella puntualità delle consegne, all’inizio dell’autunno in occasione dell’inaugurazione della nuova sede del conservatorio di musica «Licinio Refice» di Frosinone diretto da Francesco Arturo Saponaro. Il tema della composizione di sette-ottave è, come detto, la Ciociaria (non mancano però riferimenti a Mineo, paese nativo di Bonaviri). All’aspetto reale lo scrittore unisce la sua tipica voglia di fantastico. Si possono così immaginare bambini e bambine che si alzano in volo e da quel luogo buttano ad altri bambini, rimasti giù, dolci. Si possono immaginare anche una serie di stelle (talmente leggere che basta un soffio di vento per farle cadere) che vanno ad illuminare i nostri monti Lepini, oppure l’immagine del Santo Padre che prega e che si addormenta con chiocciole in grembo od ancora altre fantastiche visioni che ci parlano di velate fanciulle, suonatori che si allontanano insieme ad api per andare a finire su di un lembo di terra oltre il quale si trova un dirupo. Una serie di immagini che Bonaviri dedica al suo rapporto, ormai quarantennale, con la Ciociaria. Tempo che lo scrittore ha vissuto assistendo allo scempio dell’inquinamento che ha guastato una terra storicamente bellissima.

Entrambi gli artisti hanno accettato l’invito fatto loro da Saponaro e si sono immediatamente incontrati e capiti, entrambi entusiasti di questa avventura che va ad unire poesia e musica. Una unione che andrebbe curata e fatta crescere visti i tanti punti di contatto che le unisce. Un omaggio alla Ciociaria da due ‘ciociari adottivi’ ma innamoratisi immediatamente di questa nostra terra e delle sue genti.

Maurizio Barnaba

(da Ciociaria Oggi, Spettacoli & Cultura, 17 aprile 1999)




 

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